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Author(s):  
Andrea Pierro
Keyword(s):  

I bioreattori a membrana (MBR) uniscono nella stessa unità sia il processo biologico che la filtrazione su membrana in sostituzione dei sedimentatori secondari. Gli MBR presentano vari vantaggi rispetto all’impianto convenzionale a fanghi attivi tra cui minor ingombro, migliore qualità dell’effluente e minor produzioni di fanghi. Non mancano, però, degli svantaggi: il primo è rappresentato dai costi elevati dovuti ai consumi energetici e al costo delle membrane, il secondo, ma non meno importante è legato alla formazione del fouling, ossia dello sporcamento delle stesse, che ne riduce il flusso, limitando così l’efficienza del processo. Negli anni sono state studiate diverse tecnologie per porre rimedio a questi svantaggi. L’introduzione delle membrane dinamiche auto-formanti (SFDM) ha permesso di contrastare il problema del costo delle membrane, poiché il loro funzionamento è basato sulla deposizione delle particelle di fango su un modulo di supporto con porosità elevata e realizzato con materiali economici. Lo svantaggio principale di questa tecnologia risiede nella necessità di un tempo iniziale per la completa formazione della membrana dinamica, il quale varia a seconda delle caratteristiche del refluo o delle condizioni operative in cui avviene il processo.   Altra soluzione proposta dalla letteratura scientifica per contrastare il problema dello sporcamento della membrana è quella di accoppiare i processi elettrochimici con gli MBR, tale soluzione non solo riduce il fouling di membrana ma aumenta le performance depurative del sistema.


2018 ◽  
Author(s):  
Emiliano Lambiase ◽  
Cristina Torraca ◽  
Bianca Lagioia
Keyword(s):  
Big Five ◽  

In questo articolo analizzeremo come maschi e femmine differiscano per quanto riguarda le caratteristiche di personalità, così come state studiate attraverso i principali questionari di personalità come quelli fondati sui cosiddetti Big Five (anche conosciuti come Five Factors Model, FFM; Goldberg, 1993) e i sedici fattori di personalità di Cattell (1946), al fine di contribuire al dibattito in corso sulle differenze tra uomo e donna, con particolare riferimento al panorama scientifico e culturale italiano.A questo scopo abbiamo effettuato una rassegna e una sintesi delle principali ricerche svolte sulle differenze di personalità, per individuare i risultati più ricorrenti, significativi dal punto di vista statistico e importanti per delle caratteristiche precipue (ad es. la ricorrenza in periodi storici o in culture differenti).Da questa rassegna è emerso che, indubbiamente, esistono delle differenze tra maschi e femmine, con una sovrapposizione tra i profili di personalità tipici che oscilla tra il 10% e il 24% (Del Giudice, 2012).Queste differenze sono presenti in varie epoche e aree culturali e, in particolare, si amplificano in zone del mondo dove le persone hanno maggiore libertà di comportamento rispetto ai tipici ruoli di genere e dove c'è maggior benessere.Utilizzando come dimensioni di riferimento i Big Five, le caratteristiche che sembrano differenziare maggiormente gli uomini e le donne sono il Nevroticismo e l'Amicalità, in modo costante in differenti periodi storici e aree culturali e, quindi, rispetto alle altre caratteristiche, hanno una maggiore probabilità di essere influenzate dalla biologia. Importanti differenze sono emerse anche per una serie di sottodimensioni degli altri fattori di personalità del Big Five o in dimensioni misurate con altri strumenti di valutazione.


2018 ◽  
Vol 67 (1) ◽  
pp. 55-69
Author(s):  
George L. Mendz

Le relazioni etiche tra l’eliminazione su vasta scala di feti o neonati di sesso femminile (genericidio) e l’aborto sono state studiate nell’ambito della teoria dei doveri prima facie di Ross e della metodologia ampiamente applicata del Principialismo. Entrambi i sistemi sono stati brevemente esaminati, ponendo particolare attenzione alla valutazione che questi hanno espresso sull’aborto e sul genericidio. Nell’ambito della teoria morale dei doveri prima facie che in condizioni particolari consente l’aborto e l’infanticidio, la percezione di feti o neonati femminili come membri inferiori di una comunità può rendere ammissibile il genericidio come misura per proteggere la famiglia e la società. Nelle stesse comunità, portatrici di background culturali e condizioni socio-economiche specifiche, l’applicazione del Principialismo alla decisione se abortire i feti femmine o abbandonare le neonate potrebbe portare ad un’analoga accettazione della liceità del genericidio. Le implicazioni di queste conclusioni sono state analizzate e discusse. ---------- The ethical relationships between the large scale termination of female fetuses or infants (gendercide) and abortion were investigated in the context of Ross’s prima facie duty theory and the widely applied method of Principlism. Both systems were reviewed briefly with focus on their evaluation on abortion and gendercide. In a prima facie duty moral theory that allowed abortion and infanticide under special conditions, the perception of female fetuses or infants as a lower class of members of a community could make gendercide permissible as a measure to protect family and society. In communities with these cultural backgrounds and socio-economic conditions, an application of Principlism to the decision of whether to abort female foetuses or neglect female infants could lead to a similar acceptance of the permissibility of gendercide. The implications of these conclusions were analysed and discussed.


2013 ◽  
Vol 25 (3) ◽  
pp. 181-190
Author(s):  
Giancarlo Ruggieri

Oltre dieci anni fa venne osservata e analizzata la marginalità in Italia della dialisi peritoneale (DP). Questo lavoro rivisita questo problema della DP in Italia e nel mondo, valutandone le possibili cause su basi economiche e medi-che. Sono state studiate le possibili relazioni esistenti fra prodotto interno loro pro-capite (PIL/pC) e DP %, utilizzando i dati di prevalenza della DP 2007–2008 di 106 Paesi e associando a tali dati quelli dei corrispondenti PIL/pC della World Bank. Non è risultata nessuna correlazione diretta fra PIL/pC e DP %, ma è risultata un'evidente tendenza dei Paesi con reddito maggiore a ricorrere meno alla DP rispetto ai Paesi con reddito minore. Ciò è stato definito più chiaramente rapportando il PIL/pC con la DP % normalizzata sul reddito (DPn): questo approccio ha dimostrato un'evidente e significativa differenza fra Paesi con maggiore e minore PIL/pC, questi ultimi avendo una quota di DPn assai più elevata rispetto ai primi (fra cui l'Italia), in cui la scelta dialitica è apparsa chiaramente basata su altri fattori che non il PIL/pC, assai presumibilmente su un miglior rapporto rimborso/costo e su un minore affidamento verso la DP. Per quest'ultimo aspetto sono stati presi in considerazione dei problemi persistenti nell'esercizio della DP, il drop out per peritonite, che, anche se molto ridotto, merita ancora una valutazione in tutte le statistiche, e la perdita di efficacia peritoneale, dovuta ai perduranti danni legati alle soluzioni di dialisi, ridotti ma non ancora aboliti: si deve ritenere che rimborsi inadeguati e problemi clinici pesino negativamente sul trend della diffusione della DP.


RISORSA UOMO ◽  
2012 ◽  
pp. 163-184
Author(s):  
Maria Luisa Farnese

L'aumento di frequenza e complessitŕ degli scambi sociali e la maggiore incertezza nelle regole di riferimento rende il tema della convivenza di crescente rilevanza nella letteratura recente di diverse discipline. Il contributo presenta il primo studio di una ricerca piů ampia e si propone di porre a confronto le concezioni della convivenza nei contesti lavorativi (livello organizzativo) e sociali (livello sociale). Attraverso un que- stionario a risposte aperte (2721 soggetti) sono state studiate le libere associazioni sul costrutto e sulle criticitŕ della convivenza negli ambienti lavorativi e sociali. L'analisi del contenuto del corpus di risposte ha consentito di individuare tre cluster sulle rappresentazioni del processo di vivere insieme e tre cluster sulle difficoltŕ del convivere nei contesti organizzativi e sociali.


2010 ◽  
Vol 15 (3) ◽  
pp. 7
Author(s):  
F. BERNASCONI ◽  
G. PISANI ◽  
S. ARIENTI ◽  
B. VERONESE ◽  
S. PITTALIS ◽  
...  

Sono state studiate 110 pazienti consecutive giunte per la prima volta all’Ambulatorio di Uro-ginecologia dell’Ospedale di Desio per una incontinenza urinaria da sforzo e sottoposte a trattamento uroriabilitativo presso la Divisione di Neuroriabilitazione dell’Ospedale di Seregno negli anni 1998- 2000.


2006 ◽  
Vol 85 (1) ◽  
pp. 187
Author(s):  
Mario Toledo

Le osservazioni effettuate su 25 specie provenienti da 12 località della pianura padana, hanno permesso di tracciare un primo, provvisorio, profilo della biologia riproduttiva e dei cicli vitali delle comunità di Dytiscidae in questo territorio. L’esame dei cicli vitali è stato effettuato utilizzando le categorie bionomiche di Nilsson (1986a) per il nord Europa, comparandone le definizioni con le situazioni riscontrate in pianura padana, dove finora tre tipi di cicli vitali sono stati riscontrati: i cicli numero 1), 4) e 5) sensu Nilsson (1986a). Il primo ciclo alle nostre latitudini si è rivelato più complesso che in Europa settentrionale; infatti esso può essere a sua volta suddiviso in 2 categorie: 1a) specie univoltine che si riproducono in un periodo limitato della bella stagione; 1b) specie univoltine, ma forse anche bi o plurivoltine che si riproducono continuamente o in più periodi della bella stagione. È infatti probabile che alcune specie che in nord Europa sono univoltine, alle nostre latitudini siano bivoltine o plurivoltine; ciononostante non esistono ancora prove che sia in effetti così. La presenza di due specie di <em>Ilybius</em> del gruppo <em>chalconatus</em> in pianura padana, pur non essendo ancora state studiate biologicamente, fa presumere che anche il ciclo n. 3) possa essere rappresentato in questo territorio. Rispetto al nord Europa, in una comunità della pianura padana le larve compaiono in anticipo o in ritardo, a seconda che si tratti di riproduttori primaverili o autunnali e gli stadi preimmaginali in media sono più brevi rispetto allo stadio adulto; questo in relazione anche al periodo riproduttivo in generale più lungo alle nostre latitudini. Infine, sono discussi brevemente il concetto di core-species in una comunità a Dytiscidae e le diverse preferenze ambientali in relazione alla riproduzione.


1996 ◽  
Vol 9 (2_suppl) ◽  
pp. 115-125 ◽  
Author(s):  
A. Saletti ◽  
F. Calzolari ◽  
S. Ceruti ◽  
R. Tamarozzi

Scopi del presente studio sono il confronto tra angio-TC ed angiografia digitalizzata intaarteriosa nello studio delle biforcazioni carotidee, la descrizione del metodo utilizzato in angio-TC per la quantificazione delle stenosi e la discussione dell'eventuale collocazione dell'angio-TC nel protocollo di studio di questa patologia. La nostra casistica comprende 16 pazienti, 12 maschi e 4 femmine, di età compresa tra 52 e 78 anni, sottoposti preventivamente ad esame ultrasonografico delle biforcazioni carotidee, risultato positivo per patologia ateromasica. Sono state studiate con angio-TC 32 biforcazioni carotidee, utilizzando un apparecchio Elscint CT Twin II.I dati sono stati acquisiti in maniera continua, con tecnica volumetrica (double helix - dual slice) per un tempo di scansione complessivo di 24 secondi. Sono stati somministrati 80 ml di mezzo di contrasto non ionico (300 mg I / 100 ml) per via endovenosa. Le acquisizioni sono state ottenute utilizzando una collimazione del fascio di 2,5 mm ed una velocità di spostamento del tavolo di 3,7 mm / sec (pitch 0,7). Le immagini «angiografiche» sono state successivamente ricostruite utilizzando l'algoritmo «maximum intensity projection» (MIP). Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad angiografia digitalizzata intraarteriosa; ogni biforcazione carotidea è stata analizzata attraverso almeno 2 proiezioni angiografiche. La percentuale di stenosi è stata determinata secondo i criteri del North American Symptomatic Endarterectomy Trial (NASCET). Una concordanza globale tra le due metodiche nella misura dei diametri carotidei si è verificata in 23/32 casi (71,8%). La stenosi è stata sovrastimata dall'angio-TC rispetto all'angiografia digitalizzata in 6/32 casi (18,8%); in 3 casi (9,4%) la stenosi è stata sottostimata dall'angio-TC. Aspetti peculiari dell'angio-TC sono la possibilità di analisi della biforcazione in qualsiasi proiezione (rotazione delle immagini MIP), la precisa misurazione delle stenosi (ottenibile nelle immagini assiali) e l'individuazione delle componenti molli e/o calcifiche delle placche ateromasiche. La rapidità di acquisizione dei dati riduce al minimo l'evenienza di artefatti da movimento. A nostro parere l'angio-TC potrebbe essere attualmente eseguita dopo l'esame ultrasonografico e prima dell'eventuale endarterectomia per ottenere una ulteriore rappresentazione della biforcazione carotidea quando angio-RM e angiografia sono controindicate, quando l'angio-RM o l'angiografia forniscono reperti di dubbia interpretazione ed infine se necessario dimostrare la morfologia della placca o altre alterazioni della parete arteriosa (ad esempio aneurismi trombizzati).


Cephalalgia ◽  
1983 ◽  
Vol 3 (1_suppl) ◽  
pp. 94-97 ◽  
Author(s):  
F. Facchinetti ◽  
G. D'attoma ◽  
F. Petraglia ◽  
L. A. Pini ◽  
E. Sternieri ◽  
...  

Basal and throughout-the-day variations of B-lipotropin (BLPH), B-endorphin (BEP), ACTH and cortisol plasma levels were studied in seven prepubertal children who had been affected by common migraine for periods of 6–26 months and in six healthy volunteers. Despite normal cortisol concentrations, children with migraine show higher BLPH (15.1 ± 2.7 fmol/ml, M ± SE), ACTH (25 ± 2.7) and BEP (9.1 ± 1.1) levels than controls. In both groups of children, evening values (8 p.m.) were significantly lower than morning values, but in migraineurs the decrease of the three peptides was less. The raised proopiocortin-related peptide plasma levels found in children suffering from migraine cannot be explained at present, although the discomfort experienced by the patients may create a situation of chronic stress which could explain such a finding. Whatever the explanation is, these findings differentiate prepubertal migraine from the most severe forms of headache occurring in adult life where lower than normal opioid levels have been demonstrated. Chez 7 enfants en phase prepuberale, souffrants de maladie migraineusedepuis 6–26 mois, ont été etudiés les taux plasmatiques de base et le variations spontaneés pendant les 24 heurs de B-Lipotropine (BLPH), B-Endorphine (BEP), ACTH et Cortisol. De la meme façon ont été étudiés 6 garçons sains, de la meme age. Malgré les taux de la Cortisol soient normaux, les petits patients presentent des niveaux plasmatiques de BLPH (15.1 ± 2.7 fmol/ml, M ± ES), BEP (9.1 ± 1.1) et de ACTH (25 ± 2.7) significativement plus élévées que le group témoin. Chez touts les sujets les taux plasmatiques des differantes hormones étaient plus bas le soir que le matin, ce phenomène phisiologique étant moin evident chez les patients. Les raisons des taux élévés des peptides liés a la proopiocortine sont pas connues, a present, meme si l'on peut hypothiser l'existance d'une situation de stress chronique chez les enfants souffrants de maladie migraineuse. En tous cas, on peut fair une distinction très nette entre la forme prepuberale de la maladie migraineuse et celle de l'adulte qui est caracterizée par des taux pathologiquement reduit de opioides endogènes. Sono state studiate le concentrazioni basali e le variazioni circadiane della beta-lipotropina (BLPH), beta-endorfina (BEP). ACTH and Cortisolo in 7 bambini prepuberi affetti da emicrania comune da 6–26 mesi ed in 6 controlli. Sebbene le concentrazioni del Cortisolo fossero nell'ambito della norma, i bambini mostravano livelli di B-LPH (15.1 ± 2.7 fmol/ml, M ± ES), di B-EP (9.1 ± 1.1) ed ACTH (25 ± 2.7) significativamente superiori ai bambini di controllo. Entrambi i gruppi hanno mostrato le normali oscillazioni circadiane dei quattro ormoni, con valori ridotti la sera, sebbene tale fenomeno fosse resultato meno evidente nei pazienti. Questi dati indicano che l'emicrania comune dell'infanzia decorre con un peculiare assetto oppioide (forse dovuto allo stress cronico, indotto dal dolore cefalico) che la differenzia dalle cefalee dell'età adulta dove nelle forme più gravi i suddetti peptidi oppioidi risultano significativamente ridotte.


1970 ◽  
Vol 19 (1-2) ◽  
pp. 337-340 ◽  
Author(s):  
F. Di Raimondo ◽  
S. Pedone ◽  
I. Casale ◽  
G. Santangelo
Keyword(s):  

Precedenti ricerche popolazionistiche (Witkop-Oosternyk, 1957), genealogiche (Aycock, 1942) e gemellari (Herndon e Jennings, 1951; Masini, 1953; Rainero e Terragna, 1959; Di Raimondo e Pedone, 1964) hanno portato dati consistenti a favore dell'ipotesi di un'influenza del genotipo dell'ospite nel trasformare la semplice infezione da virus polio in malattia paralitica. Rimangono aperti, tuttavia, molti problemi riguardanti la reale estensione e le modalità operative, cioè, la fenogenesi, di un tale condizionamento genetico.È dunque parso utile portare un contributo personale con un'analisi — condotta parallelamente in coppie di consanguinei, a livello qualitativo (presenza), quantitativo (entità) e cronologico (tempo) — delle fasi acuta ed evolutiva della malattia.Sono state studiate 71 coppie consanguinee di poliomielitici (43 coppie di gemelli, 19 di fratelli, 2 di cugini, 2 padre-figlio, 2 zia-nipote), per alcune delle quali soltanto è stato possibile condurre un sufficiente studio longitudinale.Esaminando, in questa sede, le sole coppie gemellari, osserviamo, soprattutto per la classe MZ, una notevole concordanza, a livello sia quali-quantitativo che temporale, come risulta dai seguenti esempi.


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