metastasi ossee
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2021 ◽  
Author(s):  
Elisa Minaldi ◽  
David Viola ◽  
Rossella Elisei ◽  
Laura Agate

MECOSAN ◽  
2015 ◽  
pp. 43-59
Author(s):  
Maria Caterina Cavallo ◽  
Alessandra Cheli ◽  
Simone Gerzeli ◽  
Claudio Pelosi ◽  
Carla Rognoni ◽  
...  
Keyword(s):  

2008 ◽  
Vol 21 (3) ◽  
pp. 146-151
Author(s):  
P. De Biase ◽  
D. A. Campanacci ◽  
G. Scoccianti ◽  
G. Beltrami ◽  
R. Capanna
Keyword(s):  

2008 ◽  
Vol 21 (3) ◽  
pp. 105-109
Author(s):  
A. Piccioli ◽  
A. Ventura
Keyword(s):  

2008 ◽  
Vol 21 (3) ◽  
pp. 90-96
Author(s):  
D. A. Campanacci ◽  
G. Scoccianti ◽  
G. Beltrami ◽  
P. De Biase ◽  
R. Capanna
Keyword(s):  

2008 ◽  
Vol 21 (3) ◽  
pp. 97-104
Author(s):  
D. A. Campanacci ◽  
G. Beltrami ◽  
G. Scoccianti ◽  
P. De Biase ◽  
R. Capanna
Keyword(s):  

2004 ◽  
Vol 90 (6) ◽  
pp. 30-35
Author(s):  
Flavia Longo ◽  
Giovanni Mansueto
Keyword(s):  

2002 ◽  
Vol 15 (4) ◽  
pp. 451-460
Author(s):  
F. Ferraù ◽  
G. Antonelli
Keyword(s):  

Il sistema scheletrico rappresenta nei tumori solidi la terza sede metastatica in ordine di frequenza, dopo fegato e polmoni. Di tutti i segmenti ossei, il rachide risulta essere quello maggiormente interessato. Dal punto di vista prognostico, il coinvolgimento osseo consente sopravvivenze relativamente più lunghe, ma è in grado di condizionare la qualità di vita pesantemente. L'integrazione terapeutica multispecialistica è indispensabile per una corretta valutazione diagnostica e terapeutica. Il trattamento comprende il controllo della malattia neoplastica di base e la terapia delle manifestazioni conseguenti alle metastasi ossee: compressione midollare, dolore, ipercalcemia, complicanze internistiche. Il trattamento oncologico specifico dipende fondamentalmente dallo stadio di malattia, dall'eventuale concomitante coinvolgimento viscerale, dalla ormonodipendenza e dalla chemiosensibilità della patologia neoplastica di base.


2002 ◽  
Vol 15 (4) ◽  
pp. 473-476
Author(s):  
F. Marletta
Keyword(s):  

L'insorgenza di metastasi ossee è un evento frequente nella storia naturale di quasi tutte le neoplasie maligne e spesso incide molto sulla qualità di vita del paziente determinando algie e fratture patologiche invalidanti. L'interessamento della colonna vertebrale può determinare la comparsa di una sindrome da compressione midollare con gravi sequele neurologiche. La radioterapia riveste un ruolo di fondamentale importanza nel controllo della sintomatologia dolorosa, nella prevenzione e terapia delle fratture patologiche e nei casi di compressione midollare. La radioterapia transcutanea ottiene percentuali di risposte sulla sintomatologia dolorosa superiori al 75% anche quando viene ridotta la durata del trattamento per l'utilizzo di frazionamenti non convenzionali della dose (ipofrazionamenti o erogazione di una singola dose elevata eventualmente ripetibile alla ripresa della sintomatologia). La risposta sulla ricalcificazione delle lesione osteolitiche si verifica solo nel 25% circa delle lesioni irradiate e comunque con tempi di comparsa piuttosto lunghi (nel 70% dei casi si evidenzia radiologicamente 6 mesi dopo la radioterapia). Per tale motivo l'utilizzo di tecniche micro-invasive, quale la vertebroplastica percutanea, in grado di ottenere un effetto antalgico ed un rapido consolidamento delle vertebra, utilizzata in quei pazienti che non necessitano di una chirurgia decompressiva, può, in associazione alla radioterapia, certamente migliorare la risposta, sia in termini di controllo della sintomatologia antalgica che di stabilizzazione vertebrale. I risultati della radioterapia in caso di compressione midollare sono molto variabili e dipendono dalla gravità del deficit neurologico alla diagnosi, dalla tempestività del trattamento e dalla radiosensibilità della neoplasia. Se al trattamento chirurgico (laminectomia) si associa la radioterapia post-operatoria le percentuali di miglioramento della sintomatologia neurologica raggiungono il 60% mentre si ottengono risposte del 35% con la sola chirurgia decompressiva.


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