Predicting patient deterioration in youth mental health services: community mental health vs. managed care settings

2011 ◽  
Vol 68 (1) ◽  
pp. 24-40 ◽  
Author(s):  
Jared S. Warren ◽  
Philip L. Nelson ◽  
Gary M. Burlingame ◽  
Sasha A. Mondragon
2021 ◽  
Vol 21 (1) ◽  
Author(s):  
Sarah Piper ◽  
Tracey A. Davenport ◽  
Haley LaMonica ◽  
Antonia Ottavio ◽  
Frank Iorfino ◽  
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Abstract Background The World Economic Forum has recently highlighted substantial problems in mental health service provision and called for the rapid deployment of smarter, digitally-enhanced health services as a means to facilitate effective care coordination and address issues of demand. In mental health, the biggest enabler of digital solutions is the implementation of an effective model of care that is facilitated by integrated health information technologies (HITs); the latter ensuring the solution is easily accessible, scalable and sustainable. The University of Sydney’s Brain and Mind Centre (BMC) has developed an innovative digital health solution – delivered through the Youth Mental Health and Technology Program – which incorporates two components: 1) a highly personalised and measurement-based (data-driven) model of youth mental health care; and 2) an industrial grade HIT registered on the Australian Register of Therapeutic Goods. This paper describes a research protocol to evaluate the impact of implementing the BMC’s digital health solution into youth mental health services (i.e. headspace - a highly accessible, youth-friendly integrated service that responds to the mental health, physical health, alcohol or other substance use, and vocational concerns of young people aged 12 to 25 years) within urban and regional areas of Australia. Methods The digital health solution will be implemented into participating headspace centres using a naturalistic research design. Quantitative and qualitative data will be collected from headspace health professionals, service managers and administrators, as well as from lead agency and local Primary Health Network (PHN) staff, via service audits, Implementation Officer logs, online surveys, and semi-structured interviews, at baseline and then three-monthly intervals over the course of 12 months. Discussion At the time of publication, six headspace centres had been recruited to this study and had commenced implementation and impact evaluation. The first results are expected to be submitted for publication in 2021. This study will focus on the impact of implementing a digital health solution at both a service and staff level, and will evaluate digital readiness of service and staff adoption; quality, usability and acceptability of the solution by staff; staff self-reported clinical competency; overall impact on headspace centres as well as their lead agencies and local PHNs; and social return on investment.


2011 ◽  
Vol 5 (1) ◽  
pp. 3 ◽  
Author(s):  
Alex Cohen ◽  
Julian Eaton ◽  
Birgit Radtke ◽  
Christina George ◽  
Bro Manuel ◽  
...  

1998 ◽  
Vol 7 (2) ◽  
pp. 98-109 ◽  
Author(s):  
Antonio Lora ◽  
Gabriella Bai ◽  
Callisto Bravi ◽  
Roberto Bezzi ◽  
Francesco Bulgarini ◽  
...  

RIASSUNTOScopo — L'obiettivo di questo studio è quello di descrivere i patterns di utilizzazione dei pazienti in contatto con 5 Unità Operative di Psichiatria lombarde secondo quattro classi: alti utilizzatori lungoassistiti, alti utilizzatori non lungoassistiti, lungoassistiti non alti utilizzatori, non alti utilizzatori non lungoassistiti. Disegno — Studio descrittivo a partire dai dati ricavati dal Sistema Informativo Psichiatrico regionale; è stata analizzata una coorte di 5.670 pazienti nell'ambito della prevalenza annua relativa all'anno 1994. Setting — 5 Unità Operative di Psichiatria della Regione Lombardia (Merate, Treviglio, Crema, Desio, Castano Primo), con una popolazione complessiva di 610.184 residenti di eta superiore ai 14 anni. Principali misure utilizzate — Sono state prese in considerazione alcune variabili sociodemografiche e cliniche relative ai pazienti; oltre un'analisi descrittiva dei quattro patterns, è stata effettuata una analisi logistica multinomiale. Risultari — Gli alti utilizzatori lungoassistiti (AU-LA), pur rappresentando solo il 5.3% del campione (4.9 casi per 10.000 residenti di età superiore ai 14 anni), consumano il 60% delle risorse espresse in SCS; solo la condizione di separato, divorziato, vedovo è predittiva per tale pattern. Gli alti utilizzatori non lungoassistiti (AU-non LA) costituiscono 1.2% del campione (1.1 casi per 10.000) ed utilizzano il 7.8% del SCS. Variabili predittrici di tale pattern sono l'eta compresa tra i 15-44 anni, l'assenza di un'attivita lavorativa e di un partner, la diagnosi di un disturbo mentale grave e la presenza di contatti con i servizi psichiatrici negli anni 1985-1989. I lungoassistiti non alti utilizzatori (LA-non AU) rappresentano il 23.4% della coorte (21.6 casi per 10.000) e vengono al secondo posto per consumo dirisorse (18.1% del SCS). Sono variabili predittive: l'età compresa tra i 15-44 anni, il vivere da solo, l'assenza di un'attività lavorativa e di un partner, la diagnosi di un disturbo mentale grave e la presenza di contatti con i servizi psichiatrici antecedenti al 1990. I pazienti non lungoassistiti non alti utilizzatori (non LA-non AU), pur rappresentando il 70.1% della coorte (64.8 casi per 10.000), consumano solo il 13.8% del SCS. Conclusioni — I dati mostrano che complessivamente l'attivita delle UOP è orientata nei confronti dei pazienti piu gravi, anche se sono rilevabili marcate differenze tra le UOP lombarde rispetto all'utilizzazione dei servizi. È confermata l'utilita di un Sistema Informativo a diffusione regionale che permetta di monitorare l'evoluzione nel tempo e nel territorio regionale dei patterns di utilizzazione.


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